17 feb 2012
Italo Bocchino a “Bari per Bari”: un nuovo modo di fare politica
Lascia un commentoCari amici, scusatemi se vi impongo questo piccolo cambio di programma ma il volo da Roma per Bari è stato l’ultimo che è decollato da Fiumicino prima della chiusura delle piste, ma io in tutti i modi ho cercato di essere presente, ma dovendo rientrare a Roma in macchina preferisco partire con la luce. Mi scuso sin d’ora se non ascolterò tutti i relatori e non trarrò le conclusioni di questo importante ed interessante convegno. Comincio con il ringraziare Salvatore Tatarella per il lavoro, per aver ideato, organizzato, insieme con Giammarco Surico, nostro responsabile del partito a Bari e Provincia, questo convegno.
Giammarco e Salvatore sono le due punte d’attacco del nostro giovane, ma movimentista partito, sotto la guida del capitano della squadra, il nostro Franco Divella, che ci sta per raggiungere e che ha un radicamento ed una autorevolezza nel rappresentarci che tutti sappiamo e che tutti conosciamo.
Mi fa piacere parlare dinnanzi ad una platea oltre che di partito, altamente qualificata. Una platea fatta dai principali rappresentanti delle istituzioni culturali e politiche di questa città che come voi sapete ha nel mio cuore e nel mio cervello politico un ruolo primario e particolare. Perché questo dimostra che i partiti non sono tutti uguali. Il lavoro che è stato fatto da Salvatore, cioè quello di dare vita ad una iniziativa sulla qualità della vita, cioè sul vero obiettivo del governo, dell’amministrazione, del buon governo: quello di conoscere gli atti da porre in essere per poter migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ecco, un partito politico che si pone come obiettivo finalmente non i numeri di voti che prendi, le clientele che riesci a fare, ma finalmente una progettualità rivolta ai cittadini che si candida ad amministrare ed a governare, è già di per se’ un partito diverso.
Un partito di progetto. Un partito di programma. E’ quello che vuole essere Futuro e Libertà. Uscendo dagli stereotipi del partito ideologico, del partito dello scontro continuo. E mi fa piacere fare questa osservazione dinnanzi al sindaco di Bari Michele Emiliano, che ha una storia di società civile, una storia nazionalpopolare di tratto tatarelliano, oserei definirla, e che come noi ha avuto il coraggio di rompere gli schemi ideologici di una appartenenza ad un bipolarismo muscolare che non è disposto mai a sotterrare l’ascia e mai a confrontarsi sui veri problemi della città e della politica.
Vedete, dobbiamo renderci conto che l’Italia sta cambiando. E sta cambiando, sembra strano, ma sono passati appena 90 giorni dall’insediamento del Governo Monti, ma se vediamo le fotografie di appena 90 giorni fa sembrano delle foto ingiallite, di chissà quanto tempo fa. Provate per un attimo ad immaginare una foto del vecchio governo, sembra una cosa passata da chissà quanto tempo. O la foto della triplice sindacale… sembra passato chissà quanto tempo. Bene, ieri Monti ha potuto dire ad Obama “ho fatto la riforma delle pensioni, una delle più serie del mondo occidentale, ed ho avuto tre ore di sciopero”. Sta cambiando l’Italia perché sta aumentando la consapevolezza degli italiani che dobbiamo cambiare l’Italia, e dobbiamo cambiarla tutti assieme. Non è un problema di sacrifici, è un problema di regole, di fare ordine, di disciplina all’interno di un paese dove per tanti anni le regole si sono stracciate, la disciplina è stato pensato che fosse una cosa inutile, che non ci fosse bisogno di generare quei meccanismi che poi portano all’equità ed alla ricchezza di un paese.
Che cosa dimostrano i primi tre mesi del governo Monti? Dimostra che c’è stato un fallimento del bipolarismo muscolare. E lo dice chi è stato bipolarista. Io, noi, molti di noi siamo stati e siamo bipolaristi convinti. Siamo convinti che l’elettore deve trovarsi nelle condizioni di scegliersi un leader, un governo, una squadra dirigente. Ma questo non significa che bisogna spingere verso il leaderismo, verso il populismo, al plebiscitarismo. E’ fallito quel modello di costruzione delle coalizioni “contro qualcuno”, in odio a qualcuno, senza un progetto, senza un programma, senza un obiettivo, senza avere al centro l’interesse generale della popolazione.
Ed allora, visto che siamo in giorni in cui ricordiamo il mio maestro Pinuccio Tatarella, che tanti insegnamenti ci ha lasciato, serve armonia, servono convergenze,servono dei punti programmatici sui quali superare i vecchi steccati e risolvere le problematiche. Ecco il successo del governo Monti. I partiti, costretti alcuni come il Pd ed il Pdl, coscienti e contenti altri come Futuro e Libertà e tutto il Terzo polo, convergono sulla necessità di fare delle riforme che sono indispensabili al paese. Io vi faccio un solo esempio, un esempio banale: la riduzione della soglia dell’uso del contante è una cosa civilissima. Spiegatemi perché oggi una persona deve uscire di casa con più di mille euro in contanti in tasca. Datemi una sola ragione per cui una persona deve pagare in contanti qualcosa che costi più di mille euro. L’aveva detto Visco. Noi subito contro a fare le barricate in Parlamento… “no allo stato di polizia fiscale”. L’aveva detto Tremonti. La sinistra, che lo aveva proposto con Visco, a fare le barricate in Parlamento… “no allo stato di polizia fiscale”. E’ arrivato Monti, ha detto “facciamolo” e tutti noi abbiamo detto “è giusto” anzi, dico io, abbassiamolo anche a 500 euro, perché io non conosco persone con i rotoli di banconote in tasca, tranne alcuni che tutti sappiamo che girano con i rotoli di banconote in tasca e sappiamo anche per quali ragioni girano coi rotoli di banconote in tasca. Allora una misura stupida, semplice, ma che serve a combattere l’evasione, vi fa capire che la conflittualità e l’odio non serve a niente.
Monti ha spinto a ragionare sulle pensioni, sulle liberalizzazioni… adesso sul mercato del lavoro. Quindi ad entrare dentro gli argomenti. Ma come si può pensare che un paese come il nostro, che è il primo al mondo per aspettativa di vita (secondo le statistiche è il terzo ma i primi due sono Montecarlo, dove vanno a vivere i vecchi ricchi, quindi vivono di più perché sono vecchi e sono ricchi e poi vanno a vivere li, e quindi sono selezionati già per status e per possibilità di curarsi, secondo è San Marino, che è nel nostro territorio, ma è piccolissimo, quindi siamo il primo grande paese al mondo per aspettativa di vita) grazie alla dieta mediterranea, a questo clima, a questo mare, a come mangiamo, a come viviamo, al nostro saper vivere italiano. Come si può pensare che in un paese dove in quarant’anni l’aspettativa di vita è cresciuta di dieci anni non vogliamo lavorare due o tre anni in più per tenere il sistema? Bisogna spiegarlo agli italiani, spiegarlo ai cittadini che il sacrificio è per tenere in piedi la loro pensione e per fare in modo che i loro figli abbiano anche loro un lavoro ed abbiano anche loro un sistema previdenziale.
O il coraggio, giustamente, forse come è stato detto in modo crudo “basta con la logica del posto fisso da mammoni”. E lo dico da uomo del Mezzogiorno. Ma da uomo del Mezzogiorno che ad un certo punto si è messo in gioco e se non l’avessi fatto probabilmente sarei rimasto, come tanti giovani del Sud, senza confrontarmi con il mercato del lavoro di questo paese.
Allora cominciamo a dire alle persone che la competizione è una cosa sana, che la meritocrazia è una cosa sana, che chi studia di più, chi si sacrifica di più, chi lavora di più, chi si alza prima la mattina, chi finisce più tardi la sera, è giusto che vada avanti di più, è giusto che guadagni di più. Cominciamo a dirle queste cose, che sono cose sacrosante.
Ecco, è arrivato il momento di ripensare l’Italia, di lanciare un grande messaggio al paese.
Credo che l’incontro che Monti ha avuto negli Stati Uniti siano molto importanti per il nostro paese.
Guardate che non sono frasi di circostanza quando oggi gli Stati Uniti dicono che l’Italia è il loro miglior alleato in Europa. L’Italia è il loro miglior alleato in Europa sia per ragioni storiche, e sia perché oggi c’è un presidente del consiglio che è particolarmente apprezzato. Quando Obama parla con Monti non è che parla con Sarkozy o con la Merkel. Parla con uno che ne sa più di lui delle questioni economiche internazionali e mondiali, e sa di confrontarsi con un signore che per i circuiti internazionali a cui appartiene può orientare le scelte di chi poi realmente decide. E così vale oggi per Sarkozy, per la Merkel. Oggi l’Italia è tornata centrale, è tornata protagonista a livello internazionale, e possiamo riavere quella credibilità che può portarci poi davvero a cambiare il nostro Paese.
Dobbiamo ripensare anche lo stile ed il tenore di vita degli italiani. Perché poi parliamo di un paese in crisi ma dimentichiamo che l’Italia è un paese grande e ricco. Siamo la settima potenza mondiale, la terza europea, la seconda industria manifatturiera europea, abbiamo le famiglie più ricche del mondo occidentale come media di ricchezza, abbiamo il più alto patrimonio immobiliare familiare del mondo. Dobbiamo solo far capire agli altri che abbiamo l’orgoglio di essere un grande paese e che vogliamo che la politica debba tornare ad occuparsi delle questioni dei cittadini. E poi dobbiamo smettere di vivere al di sopra delle nostre possibilità, soprattutto nella parte pubblica.
Perché poi nella parte privata gli italiani, quelli che possono, vivono al di sotto delle proprie possibilità, perché abbiamo il risparmio altissimo. Il problema è la parte pubblica, che ha vissuto per troppi anni come una cicala.
Vediamo qual è la nostra ricchezza. Si dice che l’Italia ha uno dei più grandi debiti del mondo. E’ vero: 1900 miliardi di euro di debiti. Ma abbiamo anche 2000 miliardi di euro di patrimonio pubblico: immobili, terreni, caserme, l’Eni, l’Enel, le municipalizzate… è come un’impresa. Quando si va a vedere il patrimonio netto devi mettere, sì, i debiti che hai, ma anche gli immobili, le azioni… quello che hai di ricchezza.
E poi abbiamo quella che è la ricchezza privata. Sapete quanto abbiamo in contanti noi italiani a casa (a casa intendo sui conti correnti)… fa paura solo a dirlo… 1300 miliardi di euro cash… una ricchezza quasi pari al debito pubblico del paese. L’82% degli italiani ha una casa di proprietà. C’è una ricchezza enorme. C’è un piccolo problema, che questa ricchezza si è ripartita male. Questa ricchezza è cresciuta del 13% in 10 anni, solo che chi era benestante è diventato povero, chi stava bene è diventato ricchissimo.
Ed allora bisogna andare a capire che cosa è successo, perché la statistica è una scienza strana. Se Salvatore Tatarella mangia due piatti di pasta e io digiuno la statistica dice che abbiamo mangiato un piatto a testa, questa è la statistica, però uno è a digiuno e l’altro si è fatto una abbuffata.
Perciò quando io dico che l’Italia è un paese ricco, che le famiglie italiane sono ricchissime è vero: sono ricchissime rispetto alle famiglie degli altri paesi, solo che negli altri paesi c’è un equità tra cittadini e tra famiglie che in Italia non c’è, per c’è gente, ci sono famiglie che hanno il problema della quarta settimana, e c’è gente, ci sono famiglie che magari grazie al sommerso, alla corruzione, all’evasione fiscale, alla criminalità organizzata, è diventata troppo ricca.
Andiamo a vedere questo, dunque. Il primo riequilibrio della ricchezza è quello di andare a colpire da un lato evasori e corruttori. Adesso stiamo facendo un buon lavoro, e dice Monti che andremo a recuperare 7 miliardi di euro in più dall’evasione fiscale che useremo per abbattere la pressione fiscale sulle famiglie. E dobbiamo cominciare dal reddito fisso.
Io vengo da una famiglia impiegatizia del Mezzogiorno, e ricordo che all’epoca dei miei genitori due impiegati dello stato con due figli all’università vivevano, potevano comprare una casa, potevano pagare un mutuo ventennale,potevano pagare una macchina con le rate, potevano iscrivere i figli all’Università. Oggi voglio vedere due impiegati solo arrivare a fine mese con due figli.
Il reddito fisso, il ceto medio, quei lavoratori dello Stato e delle imprese che vivono di stipendio e di trattenute alla fonte hanno pagato tutto sul loro reddito e sulla loro ricchezza familiare il costo della globalizzazione e della conversione della lira in euro.
Ecco perché dobbiamo sostenerli. Anche perché in quel reddito fisso non ci dimentichiamo che c’è gente che serve molto a questa Nazione. Ci sono i Carabinieri, i Poliziotti, i Finanzieri, i nostri Militari, ci sono gli insegnanti che si occupano dei nostri bambini, i Professori, c’è la gente che tiene in piedi la nostra Nazione. C’è la sicurezza, c’è la formazione, c’è l’educazione. Allora investiamo in questo, così come dobbiamo investire nell’Università e nella Ricerca.
Quando la Merkel ha fatto una manovra il doppio della nostra, di 80 miliardi di euro, ha tagliato tutto, però ha aumentato del 5% i fondi alla ricerca universitaria. Perché senza ricerca universitaria non c’è crescita, non c’è niente da fare, se tu non spendi per la ricerca, non hai innovazione, non hai aumento di pil, non hai aumento dell’occupazione.Questo è quello che noi dobbiamo fare.
E poi dobbiamo occuparci dei grandi esclusi.
Tra i grandi esclusi dalla società e dalla politica: i giovani e le donne.
Cominciamo dai giovani. Abbiamo inventato un sistema dannatamente perfetto per distruggere i nostri giovani. Gli esperti del diritto del lavoro lo chiamano “welfare domestico”. Sapete che cos’è il welfare domestico? E’ il figlio mammone che sta a casa e che prende 200 euro dallo stipendio del padre, 200 euro dallo stipendio della madre e 200 euro dalla pensione dei nonni, usa la macchina del padre per uscire la sera con la fidanzata ed i soldi della pensione della nonna per offrire una pizza alla fidanzata.
Questo si chiama NIT. Questo è un giovane che non ha lavoro, che non lo cerca più. Che non si forma, ha finito di studiare, non fa formazione professionale.
Sapete quanti sono i giovani così in Italia sotto i 30 anni? Sono due milioni, e la colpa è nostra, del sistema pubblico che ha inventato questo sistema perfetto, dannatamente perfetto. Per farvi capire quanti sono 2 milioni di giovani sotto i trent’anni vi do qualche cifra. Sapete quanti sono i Carabinieri in Italia? 110mila, i poliziotti? 102mila, l’esercito? 200mila circa, marina, guardia di finanza, forestale, aereonautica sono 450mila tutte le divise d’Italia messe in fila. Moltiplicata per cinque ed avete visto qual è l’esercito dei Nit.
Noi con 400mila persone siamo in Libano, in Afghanistan, in Iraq, in Libano, in Kossovo, nelle Ambasciate di tutto il mondo, per strada, per mare, e poi abbiamo due milioni di giovani e li teniamo a casa con i 200 euro di pensione della nonna. Quest’è l’invenzione del welfare domestico.
Diamo una opportunità a questi due milioni di giovani. Facciamo una legge per l’immissione nel lavoro, usiamo i contratti di primo impiego: chi li prende per tre anni paga zero contributi e zero tasse pur di farli entrare nel mercato del lavoro.
Però diciamo a questi giovani che è finito il welfare domestico. Che vadano nelle imrpese, che le imprese devono pagare solo lo stipendio e l’assicurazione: le imprese li prendono al volo, perché se una impresa potesse prendere un giovane pagandolo solo il netto dello stipendio e l’assicurazione ovviamente lo prende subito, anche domani mattina: aumenta l’occupazione, aumenta i consumi, aumenta la ricchezza delle imprese. Però devono alzarsi la mattina, devono tirarsi su le maniche, devono lavorare, devono competere tra di loro, devono formarsi per migliorare la loro capacità professionale. Questa è la sfida che noi lanciamo ai giovani.
L’altro grande problema è quello delle donne. Come può un paese essere competitivo se in Germania 3 donne su 4 lavorano e in Italia una donna su 2 sta a casa e non lavora, spesso non per scelta. Perché sta a casa? Perché non abbiamo un sistema di conciliazione, che permetta alla donna di essere lavoratrice e madre nello stesso tempo. In Germania viene la tata pubblica a domicilio se tu hai un bambino per permetterti di andare a lavorare, in Francia c’è l’asilo condominiale: se in un condominio ci sono 5 bambini il Comune va a casa di una casalinga e le dice “metti a terra il teppeto ignifugo, le pareti arrotondate, io prendo la retta dalle 5 famiglie con i bambini e tieniteli a casa tua, nello stesso palazzo in cui abitano i genitori che lavorano. Il Comune incassa la retta, controlla che ci siano le norme di sicurezza e gira la retta alla casalinga, che ha un mezzo stipendio, si tiene i cinque bambini dei vicini e le cinque signore senza nemmeno mettere il cappotto ai bambini li lasciano ad una vicina. E grazie che poi l’occupazione femminile è al 75% e da noi è al 50% con punte al Sud di tre quarti delle donne che non lavorano.
E visto che noi in Italia abbiamo 40 milioni di persone in età lavorativa, di cui 20 milioni di donne,l di cui 10 milioni non lavorano, abbiamo perso un quarto della nostra capacità lavorativa. E’ chiaro che cresciamo un punto, un punto e mezzo in meno di Pil rispetto agli altri Paesi.
Se in una squadra di calcio giocano anziché 11 contro 11, giochiamo in 8 contro 11 è chiaro che la competizione è difficile. Anzi non si capisce nemmeno bene come facciamo a fare il miracolo di essere ancora in partita.
Allora, facciamo una grande legge sulla conciliazione, investiamo sulla conciliazione. Conciliazione significa semplicemente non scaricare sulla famiglia, e quindi sulle donne, il welfare. C’è il bambino malato? Ci deve stare la madre, c’è l’anziano con un problema? Ci deve stare la madre. C’è un disabile in famiglia? Ci deve stare la madre. E’ chiaro che si scarica tutto il welfare familiare e domestico sulla donna, e questa non è in condizione di lavorare. E’ anche per questo che c’è un allontanamento delle donne dalla politica, perché non sono messe in condizioni di lavorare e di partecipare.
Dobbiamo combattere seriamente l’evasione fiscale.
E’ impensabile che in un paese ci siano italiani che rubano 140 miliardi di euro all’anno di evasione fiscale. Non è possibile che i gioiellieri vivono, secondo quanto dicono le statistiche, con 500 euro al mese loro e la loro famiglia, non è possibile che tutte le categorie vivano con 600, 700… 1000 euro al massimo netti al mese. E poi noi li conosciamo, li vediamo, vediamo come vivono.
Non è possibile. Dobbiamo pagare tutti le tasse, dobbiamo pagarne meno e dobbiamo avere dei servizi che siano corrispondenti alle tasse che paghiamo.
Poi serve una grande battaglia alla criminalità organizzata per porre fine a questa economia sommersa che toglie libertà e ricchezza.
Concludendo, dico che noi vogliamo parlare di programmi. Noi vogliamo parlare di problemi dei cittadini. La nostra classe dirigente vuole fare questo. Non ci interessano le camarille, i numeri, i consiglieri comunali, e quanti numeri possiamo strappare, quanti assessori, quanti deputati… a noi interessa sapere nel 2020 quanti saranno quei Nit, che non siano più due milioni ma che scendano ad un milione, noi vogliamo vedere scendere nel 2020 dal 50% al 25% la disoccupazione femminile, noi vogliamo vedere nel2020 salire il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Questo è il nostro obiettivo.
Poi, se il nostro obiettivo ci darà si o no una soddisfazione elettorale sarà un problema che riguarderà noi singoli, ma non dobbiamo partire da noi singoli, ma dai problemi dei cittadini, dai problemi degli italiani. E’ per questo che noi ci siamo e ci saremo a giocare questa partita.
E ci siamo e ci saremo a giocare questa partita con chi vuole esserci. Non partiamo da alleanze predeterminate. Noi vogliamo l’alleanza con gli elettori italiani. Ci vogliamo alleare con i problemi degli italiani. Se poi convergono gli uni o gli altri per risolvere questi problemi ben vengano. Noi siamo quelli che abbiamo detto “sosteniamo il governo Monti perché serve al nostro Paese”. Gli altri sono arrivati con il naso turato, come diceva Montanelli, ed oggi stanno dicendo che forse è bene andare avanti così. Noi diciamo con convinzione “andiamo avanti, cambiamo l’Italia”.
Quando tra 15 mesi sarà finita l’era di questo governo Monti l’Italia sarà un’altra politicamente. Non pensate a questi partiti, a queste alleanze, a questi schemi. Noi dobbiamo costruire il grande contenitore degli italiani di buona volontà che vogliono davvero cambiarlo questo paese. Dobbiamo fare subito le riforme. Dobbiamo fare subito una buona legge elettorale che consenta agli italiani di scegliersi i deputati e i senatori e noi terremo una nostra convenzione nazionale il 17 e 18 marzo a Pietrasanta, non a caso nel giorno di conclusione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, per dire che Futuro e Libertà è un partito di programma, e che è pronto a costruire qualsiasi cosa di nuovo si possa costruire insieme con altri. Che è quello che sta accadendo, da tante parti. E lo faremo sin dalle amministrative.
Spesso ci chiedono con chi staremo alle amministrative. E’ facile saperlo con chi staremo: abbiamo un solo alleato e non lo tradiamo. Sono gli elettori della città chiamata al voto. Noi siamo alleati solo con loro. C’è un bravo sindaco uscente? Lo sosteniamo. C’è un cattivo sindaco uscente? Siamo alleati con quello che può batterlo. Questa è la nostra scelta. C’è un buon programma? Lo sottoscriviamo. C’è un cattivo programma, anche di un nostro amico? Ci dispiace. Non ci piace quel programma. Ecco qual è la nostra scelta alle elezioni amministrative. Ci alleiamo con gli interessi degli elettori.
E lo stesso vale ad esempio in varie realtà. Ci sono varie realtà, e Bari è tra queste . Io ringrazio il sindaco Emiliano per il coraggio che ha avuto nel rompere con il partito di provenienza che l’ha candidato. Mi è successo girando l’Italia di vivere la stessa esperienza che ho vissuto a Bari anche in altre parti con il Presidente della Regione Marche Spacca, che ha lasciato il Pd ed ha creato il gruppo Misto in Regione e che punta anche lui come noi ad un nuovo civismo che possa mettere insieme le forze sane del paese.
E dico ad Emiliano che noi, tutte le volte che c’è qualcuno pronto ad una convergenza sui programmi e su una logica di civismo utile ai cittadini, noi ci siamo e ci saremo sempre, perché dobbiamo costruire le soluzioni che servono a risolvere i problemi degli italiani a Bari, nelle Marche e in tutta Italia.
Noi questo dobbiamo fare: uscire dagli schemi per cercare di risolvere i problemi. Altrimenti corriamo il rischio di stare altri 20 anni nel dire che Berlusconi è un genio o un demonio, nel dire che nel Pd tizio è bravo o tizio è cattivo. E intanto il Paese perde terreno a livello internazionale.
Alle prossime elezioni politiche noi siamo pronti a fare un grande atto di generosità. Se si sceglie di scendere in campo ognuno con la propria maglietta noi abbiamo il nostro partito, il nostro simbolo, la nostra gente, la nostra organizzazione, la nostra classe dirigente, i nostri iscritti, i nostri circoli: un partito vero, e non di cartone, con un leader vero come Gianfranco Fini, con un programma vero, con una proposta politica vera. Ma se dovessero esserci le condizioni, e io sono certo al 100% che ci saranno, di costruire una cosa nuova, noi saremo i primi pronti all’atto di generosità. Una cosa nuova che sulla scia della novità portata dal Governo Monti, sulla scia della rottura voluta da Fini con quel dito alzato e dal Terzo Polo, diventato determinante per far nascere il Governo Monti.
Se nascesse questa nuova esperienza, che fa convergere gente che viene dall’amministrazione, soggetti della società civile, del mondo accademico, che convergano in una grande lista civica nazionale, che dice ci candidiamo per 5 anni a risolvere i problemi che l’Italia ha e a consegnarla alla democrazia occidentale come uno dei paesi guida delle democrazie occidentali, noi ci saremo.
Noi saremo dalla parte degli italiani coraggiosi, degli italiani volenterosi, dalla parte di quegli italiani che vogliono costruire, davvero, e non con uno scontro sterile, una nuova Nazione, una nuova Patria, che sappia essere più giusta e che dia soprattutto maggiori speranze ai nostri figli.
Tag: da bari per bari, futuro e libertà, italo bocchino, politica
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