14 feb 2012
Siamo aperti al contributo che le liste civiche potranno dare al nostro progetto
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Di Simona Boldrini – «Questa lista tiene dentro tutti i soggetti politici di buona volontà che vogliono cambiare questo Paese. Emiliano ha avuto lo stesso nostro coraggio di rottura e si candida ad essere un soggetto civico più nazional-popolare che con una casacca politica. E, quindi, riteniamo che possa essere un progetto interessante anche per noi. Su elementi esclusivamente programmatici potrà portare a delle convergenze».
Italo Bocchino da Bari ha aperto al progetto di una lista civica nazionale lanciata dal sindaco Michele Emiliano. Ma cosa sia realmente questo nuovo soggetto politico, di cui parla da tempo anche il sindaco napoletano Luigi de Magistris, aperto ai movimenti, oltre i partiti, in verità non è ancora chiaro.
Onorevole Bocchino lei lo deve aver capito, ce lo spiega?
«Quando si parla di una lista civica nazionale per Fli e Terzo polo significa pensare ad un contenitore in cui prevalgano la progettualità e i programmi rispetto allo schieramento di appartenenza. E in questo ci aiuta il governo Monti, che aiuterà a spurgare gli eccessi. Per gli elettori, e per le forze politiche, nulla sarà come prima: se Monti è riuscito a fare cose che non si erano riuscite a concretizzare prima, la risposta, per noi che abbiamo ferito a morte il berlusconismo, è una sola: una lista civica nazionale».
E chi sono gli interlocutori?
«Emiliano sicuramente è un soggetto con cui colloquiare, è nel Pd perché è stato espresso dal Pd, ma ha un tratto tatarelliano, cioé nazionalpopolare legato al territorio».
Come De Luca a Salerno.
«Certo».
E De Magistris?
«De Magistris per ora è stato il candidato dell’Idv, anche se al secondo turno ha ricevuto gran parte del sostegno del Terzo Polo e del centrodestra per l’approccio legalitario. Il problema è il suo progetto, non appena lo esporrà lo valuteremo. Dico che è un po’ presto per entrare in un giudizio di merito dobbiamo capire se è stato un fenomeno elettorale o nazionalpopolare».
Insomma per lei il discrimine è l’essere nazionalpopolare. Ma, aspettando il progetto di de Magistris, il suo qual è?
«Le faccio l’esempio di Palermo: in Sicilia sosteniamo un giovane di 34 anni, Giacomo Costa, che viene dalla società civile, noi abbiamo condiviso questo percorso. Perché prevale un programma a prescindere dalla posizione politica di provenienza».
Se Emiliano si candidasse alla Regione, Fli lo sosterrebbe?
«Emiliano col simbolo del Pd ci metterebbe in difficoltà, senza il simbolo ci invita a nozze».
Se è solo una questione di simboli basta toglierli, ma la sostanza cambia?
«Il Kadima di Peres e Sharon in Israele non si capiva all’inizio. Il mio modello è quello: dobbiamo cambiare questo paese, io penso al partito degli italiani, aperto all’associazionismo, al mondo cattolico, alle donne, agli uomini e ai giovani esclusi dalla politica».
E il ruolo di voi politici navigati qual è?
«Noi avremo un ruolo di soggetti generosi che convergono rinunciando alla casacca e agli scontri muscolari. Mettiamo a disposizione la nostra forza».
A Palermo sta accadendo questo?
«Sì. A Palermo è sceso in campo il capo dello sport siciliano che vuole dare una mano, ha costituito una lista civica, ha chiamato a raccolta chi ci stava e noi ci siamo stati. Il Pd con la Borsellino si tiene stretta la casacca, Pdl idem, noi proponiamo un’opzione innovativa, un contenitore. Dopodiché se dovesse andare bene il giorno dopo si sfalderanno sia il Pd sia il Pdl. Sono convinto che queste elezioni amministrative sono come quelle del ’93 a Napoli e Roma, che scomposero e ricomposero. Avverrà anche stavolta».
Allora nacque la Seconda Repubblica.
«Dopo che il risultato di Tosi a Verona mortificherà il Pd, il Pdl e la Lega stessa, a Genova accadrà lo stesso, a Palermo potrà succedere di tutto, si aprirà per forza una nuova stagione. Io sogno il partito degli italiani. Di quella gente giustamente disgustata. O noi politici comprendiamo che ci dobbiamo rinnovare come forze, linguaggio e programni oppure siamo destinati a essere travolti».
Fonte: Corriere del Mezzogiorno – 14 febbraio 2012
Tag: emiliano, intervista, italo bocchino
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